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Le monetine della Fontana di Trevi sono diventate un caso politico

A worker collects coins in the Trevi Fountain on May 2, 2017 in Rome during the usual monthly cleaning. The total value of coins collected in a year was around one million euros. / AFP PHOTO / Alberto PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
(foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

In questi giorni la giunta di Virginia Raggi è finita nell’occhio del ciclone per l’intenzione – non nuova, dato che risale addirittura al 2017, ma era stata rimandata a causa delle polemiche – di voler tenere in capo all’amministrazione capitolina tutte le monetine depositate sul fondo della Fontana di Trevi (e di altre fontane romane) dai turisti, finora destinate in beneficienza alla Caritas. Si tratta di un tesoretto da un milione e mezzo di euro.

La questione è emersa dopo la pubblicazione di una memoria di giunta firmata Raggi che prevedeva un tempo di tre mesi, a partire dal 31 dicembre 2018, entro il quale la gestione dei fondi sarebbe dovuta passare interamente sotto il controllo del comune. Le polemiche apparse ieri su Twitter e nei comunicati ufficiali del mondo cattolico hanno però messo in imbarazzo il Campidoglio. L’Avvenire, il quotidiano cattolico, ha bollato la decisione come: “Un gesto che porterà a ridurre o chiudere molti servizi per i più poveri, con prevedibili ripercussioni sul clima sociale in città”. Adesso – riporta Il Messaggero – il comune sembra soppesare l’idea di mantenere la destinazione dei fondi alla Caritas.

Il sindaco di Roma ha convocato per oggi una riunione con i servizi sociali, il dipartimento Cultura e i funzionari del bilancio, dalla quale emergerà una decisione ufficiale sulla questione. Nella bozza originariamente presentata dal Campidoglio, i soldi sarebbero stati investiti dal comune in progetti sociali, per l’amministrazione del patrimonio culturale romano e in Acea, la municipalizzata dell’energia capitolina. Finora, era stata la stessa Acea a consegnare le monete ai funzionari della Caritas, a cui spettava di ripulirle, versarle e poi rendicontarle a scadenze fisse. Il milione e mezzo di euro proveniente dalle fontane ammontava al 15% del totale del bilancio dell’ente caritatevole.

Le ipotesi percorribili ora, dopo il dietrofront di Raggi, sono tre: che le monete restino di proprietà della Caritas, che vengano trasformate in un fondo a disposizione del Campidoglio, oppure, con un protocollo tra Caritas e comune di Roma, che rimangano in gestione al volontariato cattolico, ma contabilizzate come denaro del Campidoglio, il quale potrà in qualsiasi momento fare i suoi controlli.

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