Sport

La nuova vita di Danilo Di Luca: “Le cause della crisi del ciclismo italiano. Aru tornerà grande. Faccio il lavoro dei miei sogni”

ESCLUSIVA OA SPORT – Danilo Di Luca non può fare a meno del ciclismo. Le due ruote rappresentano il fulcro dell’intera vita per il Killer di Spoltore. L’ex-professionista abruzzese ha intrapreso con profitto da qualche anno una nuova attività da imprenditore, progettando e facendo realizzare biciclette e scarpe da strada. Nel frattempo il vincitore del Giro d’Italia 2007 resta attento alle dinamiche del grande ciclismo internazionale, in particolare quello italiano. Di tutto questo abbiamo parlato con il classe 1976.

Ai tuoi tempi hai vinto un Giro d’Italia e Classiche Monumento come Giro di Lombardia e Liegi-Bastogne-Liegi. Perché attualmente è sempre più difficile eccellere sia nelle grandi corse a tappe sia nelle classiche?
Sta diventando una rarità perché il ciclismo si è evoluto. Di sicuro chi vince un grande giro può provare ad aggiudicarsi anche una classica, il contrario è difficile. Il Nibali della situazione in questo senso è avvantaggiato. Sagan ritengo improbabile che possa specializzarsi nelle corse a tappe, è possente e ha una muscolatura importante. Io ero più gracilino, pesavo 61 kg e questo mi permise di vincere anche un Giro. Di certo il fisico conta molto, sono sicuro che comunque nasceranno altri corridori in grado di vincere in tutti i contesti“.

Perché la doppietta Giro-Tour sembra così complicata rispetto a quella Tour-Vuelta?
Forse perché il livello del Giro d’Italia è più alto. I tempi di recupero tra Giro e Tour e tra la Grande Boucle e la Vuelta sono sostanzialmente gli stessi. Io credo che nessuno prepari in maniera mirata la Vuelta come principale obiettivo dell’anno, essendo collocata nel finale di stagione. Per questo il livello è più basso rispetto al Giro e si può provare a vincerla anche se non si è al 100%“.

Ritieni dunque improbabile che quest’anno Vincenzo Nibali possa vincere sia il Giro sia il Tour?
Nibali può pensare di fare classifica in entrambe le corse a tappe, però sarà difficile che le vinca tutte e due“.

E’ scattato l’allarme: non abbiamo più giovani in grado di lottare per le corse a tappe. Per quale motivo?
In Italia non abbiamo più grandi corridori in generale. Ai miei tempi eravamo una quindicina di campioni, oggi ce ne sono due o tre. I motivi sono tanti: il ricambio generazionale non è stato mai attuato, l’organizzazione ha lasciato a desiderare e la crisi economica del Paese ha portato alla mancanza di sponsor per il World Tour. Il ciclismo è stato gestito male nei miei anni e oggi si pagano le conseguenze. Le colpe sono di tutti.
Eravamo un riferimento a livello mondiale, poi non ci siamo evoluti e siamo rimasti indietro. Sono convinto che ci saranno anche in futuro dei corridori come Nibali, Aru e Moscon, ma saranno delle mosche bianche, non torneremo più al vertice mondiale come ai miei tempi“.

Pensi che Fabio Aru riuscirà a risorgere o il meglio della carriera del sardo è ormai alle spalle?
Aru mi piace molto, credo che tornerà ai suoi livelli. Talento ne ha e lo ha dimostrato, altrimenti certi risultati non li avrebbe mai ottenuti. Sono sicuro che ritroverà il suo standard, magari già da quest’anno. Poi cosa gli sia successo nel 2018 lo sa solo lui, le cause possono essere molteplici, anche personali“.

Che idea ti sei fatto di Gianni Moscon? Uomo da classiche o da grandi giri?
Moscon è molto forte, dopo Nibali può diventare l’unico italiano che può vincere una classica o un grande giro. Anche se io lo vedo meglio per le classiche. Assomiglia al vecchio Moser“.

Chi sarà il corridore del prossimo decennio?
Il colombiano Bernal mi piace molto, è un probabile vincitore del Tour nei prossimi anni. Può tenere lo scettro in mano a lungo“.

Si vocifera che la Segafredo stia pensando di lanciare nel World Tour una squadra con licenza italiana. Sarebbe una boccata d’ossigeno per il movimento.
Magari, sarebbe un bene per tutti. Uno sponsor come Segafredo è importante che investa nel ciclismo, anche loro si sono resi conto che resta uno degli sport che garantisce maggiore visibilità“.

Raccontaci della tua nuova vita professionale.
Nel 2009 aprii un negozio di bici mentre ero ancora in attività come corridore, poi nel 2010 divenni costruttore. Ho creato il marchio Di Luca, io mi occupo del disegno, della grafica e della verniciatura delle biciclette. Sono affiancato da esperti ed ingegneri che mi danno una mano. Tutto ciò che riguarda il design e l’estetica del telaio è farina del mio sacco. Inoltre da un anno ho creato il marcio DL Killer. Qui disegno delle tute da strada che vengono poi prodotte in Inghilterra dalla Velobici. Mi dà una mano importante Luigino Verducci, che a sua volta produce delle scarpe che sono fatte a mano in Italia, ed alle quali contribuisco con le mie idee di esperienza e design. Mi piace molto questa nuova professione. Facendo il corridore avevo realizzato il mio sogno da bambino, ora quello da grande“.

federico.militello@oasport.it

//pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js


(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

//pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js


(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Clicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina Facebook
Clicca qui per iscriverti al nostro gruppo
Clicca qui per seguirci su Twitter


Source: Oasport La nuova vita di Danilo Di Luca: “Le cause della crisi del ciclismo italiano. Aru tornerà grande. Faccio il lavoro dei miei sogni”