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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sicurezza bis

Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Giancarlo Giorgetti (foto: Fabio Cimaglia / LaPresse)

Il Consiglio dei ministri ha approvato nella tarda serata dell’11 giugno il decreto sicurezza bis, il provvedimento voluto da Matteo Salvini che si richiama esplicitamente al già approvato decreto sicurezza. L’atto legislativo era già arrivato a Palazzo Chigi il 21 maggio ma le resistenze del Quirinale su alcune “criticità”, lo scontro tra i vicepremier e l’approssimarsi delle elezioni europee avevano fatto slittare il tutto a dopo il voto. Soddisfatto Salvini che su Twitter ha riproposto uno dei suoi slogan.

Alla conferenza stampa convocata dopo il decreto era presente il secondo di Salvini Giancarlo Giorgetti ma non Luigi Di Maio che, da remoto, ha invitato il collega a fare di più sui rimpatri. “Il decreto sicurezza è un inizio e mi auguro che in fase di riconversione il Parlamento lavori a un rafforzamento delle misure per i rimpatri dei migranti irregolari”.

Cosa c’è scritto nel testo

Il decreto sicurezza bis, che dovrà essere convertito in legge dal parlamento nei prossimi giorni, è composto da 18 articoli e comprende norme che riguardano l’ordine pubblico e il contrasto a quella che viene definita “immigrazione clandestina”. Come nota Avvenire, il testo è leggermente diverso da quello iniziale.

La bozza che era circolata allora prevedeva, per esempio, il passaggio di determinate competenze, come il traffico navale e gli sbarchi, dal ministero delle Infrastrutture a quello dell’Interno. Nel testo finale, invece, si specifica che qualsiasi decisione riguardante l’ingresso in acque territoriali di navi che violano le leggi sull’immigrazione dovrà essere presa dal Viminale ma “di concerto” coi ministri della Difesa e dei Trasporti. Dall’articolo 2 del decreto è scomparsa anche la parola “migranti” mentre il termine “multe” – che veniva utilizzato per indicare le pene per chi avesse soccorso persone in mare – è stato sostituito con “sanzione amministrativa”.

A parte questi punti, il provvedimento è rimasto sostanzialmente invariato. Lo stato potrà confiscare le navi se il comandante “non ottempera al divieto di ingresso”; chi utilizzerà caschi protettivi durante una manifestazione o qualsiasi altro mezzo renda il riconoscimento della persona difficile, verrà punito con l’arresto da due a tre anni e l’ammenda da duemila a seimila euro; chi lancerà oggetti contro gli agenti rischierà la reclusione fino a quattro anni. Nessun cambiamento nemmeno per quanto riguarda la norma che amplia i confini del Daspo e per la cosiddetta spazzaclan che istituisce un commissario straordinario col compito di vigilare e ideare un piano per mandare in carcere tutti coloro che sono stati condannati in via definitiva ma, per mancanza di personale nei tribunali e lunghezze burocratiche, si trovano ancora in libertà.

Il testo è (ancora) incostituzionale?

Dopo aver visto la prima bozza del testo, alcuni giuristi avevano dichiarato che il testo era incostituzionale perché violava i trattati internazionali come la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita in mare e la Convenzione Sar sulla ricerca e il salvataggio in mare, che impongono a qualsiasi tipo di imbarcazione di soccorrere chi si trova in difficoltà. Altri ancora avevano sottolineato che poteva essere contestato il ricorso al decreto: la Costituzione stabilisce infatti all’articolo 77 che questo tipo di provvedimenti può essere adottato solo in casi straordinari di necessità e urgenza.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha però contestato queste interpretazioni. “Lo abbiamo visto, rivisto ed emendato: siamo sicuri che sia rispettoso di qualunque norma vigente in Italia e all’estero”, ha dichiarato in conferenza stampa.

Il governo, in serata, ha anche risposto alla lettera dell’Onu che lo accusava di mettere in pericolo la vita dei migranti. “Il trasferimento ripetuto di migranti da alcune Ong, con l’obiettivo di dirigersi in Italia, è un tassello di una catena più articolata che porta a infrangere le disposizioni per l’ingresso legale nel territorio, il cui rispetto ricade tra le competenze primarie del ministro dell’Interno”, si legge in un articolo dell’Ansa che ha letto il resto inviato all’Alto commissario Michelle Bechelt. “Queste condotte reiterate consentono di raggiungere l’obiettivo dei trafficanti”. Eppure, non ci sono prove di quanto asserisce l’esecutivo: tutte le teorie che accostano ong e trafficanti sono state smentite nei fatti e nelle procure.

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