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I miti da sfatare su Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci in una scultura di sabbia per il concorso annuale del 2007 a Revere Beach (Foto: Rick Macomber / Flickr)
Leonardo da Vinci in una scultura di sabbia per il concorso annuale del 2007 a Revere Beach (foto: Rick Macomber / Flickr)

Il 2019 è l’anno di Leonardo da Vinci. Il prossimo 2 maggio segnerà 500 anni dalla morte del genio rinascimentale per eccellenza, ma le iniziative in calendario per il cinquecentenario sono già moltissime. Sono inoltre già usciti i primi libri, sia novità che nuove edizioni di opere classiche. E non parliamo solo dell’Italia: il mondo intero conosce il poliedrico fiorentino e si prepara a celebrarlo. Ai nostri tempi però la fama di Leonardo paga un prezzo, per così dire. A fianco del Leonardo storico convive un altrettanto (forse più) famoso stereotipo culturale, puntellato da bufale e pseudostorie.

Leonardo crittografo
In questo senso è impossibile, purtroppo, non citare il contributo del Codice da Vinci (2003) di Dan Brown. A Brown non si contesta tanto il fatto di aver scritto un romanzetto, che per definizione è un’opera di finzione, ma di averlo costruito su saggi pseudostorici (alcuni degli autori lo denunciarono per plagio, senza successo) spacciati per reali ricerche. Dal libro, e dall’inevitabile film del 2006, si potrebbe facilmente pensare che Leonardo, prototipo delll’uomo che è più avanti dei suoi tempi, sia stato un pioniere della crittografia. Ovviamente il Cryptex, il dispositivo crittografico a lui attributo nel libro, è pura finzione e se qualcuno pensa il contrario non si può incolpare Dan Brown. Ma nella finzione narrativa il Cryptex assume senso dopo che il lettore è stato sommerso da fesserie sulle presunte abilità crittografiche di da Vinci.

Leonardo, è vero, è famoso per aver scritto moltissimi appunti privati con scrittura speculare. In altri casi, oltre alla scrittura a specchio, ha usato semplici cifrari, per esempio ha invertito l’ordine delle lettere di alcune parole nel Memorandum Ligny. Inoltre ci sono giunti alcuni suoi rebus. Faceva davvero tutto questo per nascondere le sue note a qualcuno, e possiamo per questo considerarlo un innovatore dei codici cifrati? Di tutte le ipotesi formulate (Leonardo non ci ha scritto perché lo faceva), questa è di gran lunga quella che ha meno senso. Tutte le informazioni nascoste da Leonardo sono, infatti, semplicissime da rivelare: un genio come lui davvero non poteva pensare nulla di meglio? Nel caso della scrittura a specchio basta… uno specchio. Ma con un po’ di allenamento non serve nemmeno quello. Più plausibile è l’ipotesi che quella scrittura fosse per lui, per qualche ragione, più comoda, per esempio per scrivere con la sinistra senza rovinare il foglio.

Leonardo, il fotografo che creò la Sindone
Nessuno mette in dubbio che la curiosità di Leonardo fosse sconfinata, e genio è una delle parole più usate (e inflazionate) per definirlo. A volte però, si esagera un po’ nell’attribuirgli qualche impresa. Una di queste è, nientemeno, la fabbricazione della Sindone di Torino per mezzo di un dispositivo fotografico. Le fonti storiche e i dati scientifici ci dicono che la Sindone di Torino, una delle tante false reliquie di quel tipo, è stata realizzata nel XIV secolo. Cosa c’entra allora Leonardo Da Vinci? Secondo una teoria l’artista fiorentino ne avrebbe realizzata un’altra nel ‘500 per sostituire l’originale rovinato. E per realizzarla, Leonardo avrebbe usato un dispositivo fotografico di sua invenzione.

Leonardo disegnò molti schemi di camera oscura (che era però un fenomeno già noto) e ne descrisse il funzionamento. Indipendentemente da Leonardo, la camera oscura divenne ben nota e utilizzata nel Rinascimento, per esempio per dipingere un soggetto più facilmente. Ma la vera e propria fotografia, in grado di fissare permanentemente l’immagine, arriverà nell’800. Non solo non c’è nessuna prova che Leonardo abbia costruito una fotocamera per realizzare una gigantografia su lino, ma non c’è uno straccio di prova che implichi Leonardo nella creazione di una nuova Sindone. La teoria, nonostante la pubblicità, è stata immediatamente derisa dagli addetti ai lavori e proviene dai libri degli autori complottisti Lynn Picknett e Clive Prince. Neanche a dirlo, tra le fonti usate da Dan Brown ci sono anche i libri di Picknett & Prince, che si sono guadagnati un cameo nel film del Codice da Vinci.

Leonardo e la sezione aurea
Una credenza davvero molto diffusa è che Leonardo Da Vinci abbia prodotto le sue opere in base alla sezione aurea. Questa è la proporzione che si ottiene quando dividiamo un segmento, in parti non uguali, in modo tale che tra porzione più piccola e quella più grande il rapporto sia lo stesso di quello tra il segmento totale e quella più grande. Questo rapporto sarebbe esteticamente piacevole e si troverebbe in una quantità di opere artistiche e architettoniche, ma spunterebbe anche nel mondo naturale.

Ma davvero Leonardo, o altri artisti rinascimentali, erano così fervidi seguaci della sezione aurea? Martin Kemp, uno dei massimi esperti di Leonardo, ha spiegato nella sua rubrica su Nature che l’artista sicuramente conosceva il concetto, visto che aveva illustrato con figure geometriche il De divina proportione (1498) dell’amico matematico Luca Pacioli. Non c’è invece alcuna indicazione che Leonardo avesse fatto propria quella proporzione divina e che costruisse i suoi dipinti basandosi su di essa. Certo, con un po’ di impegno si possono tracciare figure sulle immagini dei dipinti fino a trovare la proporzione nascosta desiderata, ma la storia ci dice che gli artisti rinascimentali preferivano altre proporzioni: l’ossessione per la sezione aurea, compresa la caccia al suo ritrovamento nelle opere del passato, comincerà nel XIX secolo.

Leonardo da Vinci aviatore mancato
Molte delle invenzioni attribuite a Leonardo sono, in realtà, rimaste sulla carta nella sua epoca. Alcune sono state costruite nel XX secolo a scopo dimostrativo e affollano le mostre dedicate al genio. Che qualcuno come Leonardo nel Rinascimento pensasse a macchine volanti e le disegnasse, però, fa viaggiare la fantasia. E infatti esiste una leggenda secondo cui una macchina volante sarebbe stata costruita e collaudata nel 1506 da un assistente di Leonardo, che nell’impresa si ruppe una gamba (o delle costole, a seconda delle versioni). Si tratta del famoso esperimento di Monte Ceceri. Nel Codice del volo Leonardo sembra parlare di un esperimento da farsi in quel luogo, e le sue parole oggi sono ricordate su una lapide. Non esiste invece nessuna prova che sia mai stato fatto effettivamente, visto che non se ne parla nei suoi diari. Da dove viene allora la leggenda? Probabilmente da La resurrezione degli dei: il romanzo di Leonardo da Vinci (1901)scritto da Dmitrij Sergeevič Merežkovskij. A differenza del Codice da Vinci, il popolarissimo romanzo aveva alle spalle una seria ricerca storica, ma la storia dell’exploit dell’assistente di Leonardo era frutto della fantasia dell’autore.

Leonardo da Vinci ciclista
La bicicletta sembra qualcosa di molto meno ambizioso del volo umano, e forse è questo il motivo per cui senza grandi resistenze possiamo accettare che sia opera del inventiva leonardesca. La bufala comincia nel 1974, quando restaurando il Codice Atlantico viene trovato lo schizzo di una bici. Questa era tanto moderna quanto era rozzo il disegno, ma si invocò il genio futuristico di Leonardo e il fatto che, probabilmente, il disegno era di un assistente, che aveva copiato dal maestro. In seguito, con buona pace dell’orgoglio nazionale, i dubbi vennero a galla.

Lo stesso foglio era stato esaminato una decina di anni prima, ed erano visibili solo dei cerchi. Assieme all’assenza di qualunque altro schizzo di bici e alla caratteristiche troppo moderne, anche per un Leonardo, è emerso il consenso che si trattasse di una contraffazione. Rimane il mistero su chi l’abbia realizzata e perché.

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