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Glass è l’ennesimo magnifico fallimento di Shyamalan

M. Night Shyamalan parla con la tensione. Non c’è suo film che si esprima diversamente. A partire da Il sesto senso per proseguire con The Village, Signs, E venne il giorno e poi The Visit è sempre usando le armi della suspense che fa passare le proprie idee e i sentimenti che animano le sue storie. Il racconto, per lui, è un continuo ingannare a fin di bene, sviare e manipolare lo spettatore per tenerlo sulle spine. Diciassette anni fa con Unbreakable aveva raccontato di un uomo a cui viene instillato il sospetto di essere una versione realistica di un supereroe, di avere abilità che altri non hanno e di averle sempre soffocate. Ciò che scoprivamo, alla fine del film, era di aver assistito ad un fumetto al cinema. Shyamalan twist!

Oggi con Glass Shyamalan chiude quel grande cerchio. Dopo averci fregati un’altra volta con Split, alla fine del quale scoprivamo che anche quello, forse, era un cinefumetto e che soprattutto era collegato ad Unbreakable, adesso dichiaratamente unisce quelle trame. Il primo film era dedicato a David Dunn, guardia privata che realizza di non essere mai stato malato in vita sua e che nulla lo può scalfire, tranne l’acqua; il secondo a Kevin Crumble, uomo dalle personalità multiple ognuna delle quali capace di modificare il suo fisico inclusa la più temibile, la bestia; questo è dedicato a Elijah Price, l’uomo di vetro, le cui ossa si rompono al minimo urto ma la cui intelligenza è imbattibile. L’unico interessato ad esporre l’esistenza di supereroi tra di noi per trovare anche lui il suo posto nel mondo.

Glass

Tutta la prima metà di questo film che si presenta come un blockbuster cauto, che non muove un passo senza averci pensato bene, che è attento ad ogni svolta e non ha la minima fretta, è un thriller sulle nostre aspettative. I tre protagonisti sono stati radunati e imprigionati in un manicomio attrezzato adeguatamente da qualcuno che cerca di spiegargli che quel che credono, cioè essere supereroi del mondo reale, non è vero. Se ne sono convinti ma ci sono spiegazioni logiche e mediche per questa sindrome. Loro, come noi, vogliono credere di essere qualcosa di più che normali, il film si impegna a dimostrarci che non è così. Come Unbreakable anche qui ad essere in questione è lo statuto dei personaggi e di quello che vogliamo credere: sono davvero eroi e cattivi? È lecito sognare di essere di più?

Shyamalan conduce questa prima metà in modo magistrale fin dall’attacco, con Crumble (l’uomo dalle personalità multiple) che entra in scena lentamente, attraversando un ambiente in cui tiene prigioniere tre cheerleader (una situazione davvero da fumetto degli anni ‘50) e poi per tutto il tempo il film nasconde, cela, si diverte tantissimo a mascherare dettagli, oggetti o personaggi rilevanti. Nelle ombre e nell’invisibile Shyamalan trova il suo thriller, cioè il suo linguaggio d’elezione, e non ha nemmeno paura di rubare a Christopher Nolan l’uso del ticchettio dell’orologio nello score. E infatti il film corre benissimo, non convenzionale, strano, peculiare e molto consapevole del fatto che viviamo nell’era d’oro dei fumetti al cinema.

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Per almeno un’ora e 10 minuti Samuel L. Jackson non pronuncia una parola, in stato catatonico il personaggio che dà il titolo al film è una larva su sedia a rotelle che tuttavia, alle volte, viene ritrovato fuori dalla sua stanza blindata e ipercontrollata, immobile, nel corridoio. Senza parlare è lui il protagonista celato che lentamente emerge lungo tutta una storia piena di comprimari e che, lo scopriremo verso la fine, ovviamente sempre di più ha la forma delle storie da fumetti. E, sembra superfluo dirlo, Samuel L. Jackson lo interpreta con una inesorabile consapevolezza che non ci fa dubitare della cosa fin dalla prima scena.

Tuttavia quando arriva per Glass il momento di ingranare, quando inizia a tendere le molte trame distese e cominciamo a capire le vere intenzioni, i veri ruoli e le verità dietro gli inganni, insomma quando entra nel vivo, purtroppo crolla sui suoi piedi. Coerentemente con le premesse impostate da Unbreakable non ci sono voli nel cielo, grandi battaglie, clamorosi effetti speciali e via dicendo, tutto è in scala più che ridotta, sono questioni da corridoio o cortile che ci fanno sognare di storie epiche. Purtroppo però come troppo spesso gli è capitato, Shyamalan non è in grado di chiudere la sua storia con la medesima intensità con la quale l’ha iniziata e molte sono le delusioni, fino ad un finale coraggioso, originale e difficilmente prevedibile davvero (e di questo gli va reso atto) che tuttavia si distingue più per imprevedibilità che riuscita. Glass promette tantissimo ma alla fine è il peggiore dei tre film su questi personaggi.

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