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Dakar 2019, il lungo digiuno dell’Italia. Ultimo trionfo con l’indimenticato Fabrizio Meoni. Un Rally diventato tabù

5541 km totali, 2889 km di prove speciali con il 70% di fondo sabbioso in 10 tappe. Signore e signori, questa è la Dakar 2019 giunta alla sua 41esima edizione, l’undicesima in Sud America e la prima solo nel territorio peruviano. Un percorso nel quale il coraggio, la voglia di vincere e la determinazione dei concorrenti faranno la differenza nel mix di zone aride e sabbiose tra la costa e la celebre cordigliera delle Ande, lì dove solo i più temerari possono spingersi. Nel rally raid più famoso del mondo si comincerà il 7 gennaio con la prima tappa e i colpi di scena non mancheranno fino all’ultimo istante dell’ultima stage del 17 gennaio. Come sempre saranno cinque le categorie protagoniste: auto, moto, quad, camion e side-by-side.

L’Italia con i suoi 21 rappresentanti non ha grandi possibilità di ambire alla vittoria. I nostri piloti non sono supportati da team che possano permettersi le risorse adeguate per aspirare ad un traguardo così ambizioso. Da questo punto di vista, per i nostri colori, la gara non ha più lo stesso sapore che aveva un tempo quando anche il Bel Paese spiccava tra le dune desertiche, ancor prima che nel 2009 la grande carovana decidesse di trasferirsi in terra sudamericana e affrontare nuovi territori, diversi da quelli tradizionali dell’Africa.

Guardando al passato quindi è inevitabile constatare che il successo nelle categorie che prendono parte al rally raid manca dal lontano 2002, quando fu il mai dimenticato Fabrizio Meoni, in sella alla KTM, ad aggiudicarsi la “Maratona del deserto“. Il pilota toscano, che tante emozioni ci aveva regalato, fu purtroppo vittima di un incidente nel 2005, in quella che avrebbe dovuto essere la sua ultima partecipazione in questa gara. Nell’undicesima tappa che portava i concorrenti da Atar a Kiffa, in Mauritania, Meoni cadde alle 10.15 al km 184, procurandosi la rottura di due vertebre cervicali che gli costarono la vita.

Un eroe delle due ruote il 47enne nativo di Castiglion Fiorentino che aveva vissuto il rapporto con la Dakar in maniera contrastante: la corsa tanta amata e nello stesso tempo tanto odiata. Per anni infatti il rally era stato stregato per lui. I domini nelle competizioni in Tunisia e in Egitto gli erano valsi il nomignolo di “Piccolo Principe” ma mancava sempre la ciliegina sulla torta. Ecco che nel 2001, a 44 anni, il centauro nostrano seppe sfatare il tabù e da principe divenne re. Successo che poi fu bissato l’anno successivo, l’ultimo per l’appunto in cui un italiano ha terminato da vincitore.

Altri tempi, altre strade ed altri interessi. Vivremo questa Dakar, quasi certamente, ancora una volta scomodando la figura di Meoni, ultima capace di imporsi e di far breccia nel cuore degli appassionati grazie alle sue innati doti nella navigazione, tra i pericoli e le insidie di questa “Odissea motoristica”.

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto: cristiano barni / shutterstock.com


Source: Oasport Dakar 2019, il lungo digiuno dell’Italia. Ultimo trionfo con l’indimenticato Fabrizio Meoni. Un Rally diventato tabù