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Come funzionerà il reddito di cittadinanza?

Foto LaPresse - Matteo Corner 16/11/2018 Milano, Italia Politica Luigi Di Maio a Futurland al Talent Garden CalabianaNella foto: il vicepremier Luigi Di Maio
Foto LaPresse – Matteo Corner

Al decreto legge sul reddito di cittadinanza manca solo l’ultimo miglio. Il testo dovrebbe essere varato dal consiglio dei ministri questa settimana, ma non potrà arrivare sui tavoli di Palazzo Chigi prima di giovedì, perché sono all’estero fino a mercoledì 16 gennaio il premier Giuseppe Conte, impegnato in Niger e Ciad, e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, a Mosca. Da giorni circolano delle bozze dettagliate del decreto, che viene continuamente limato e controlimato dai tecnici dei vari ministeri. Sembra al sicuro la data di partenza: il reddito di cittadinanza potrà essere richiesto dal primo aprile 2019. La norma, pretesa dal Movimento 5 Stelle, sostituirà il vecchio reddito di inclusione e servirà a integrare il reddito di chi guadagna troppo poco. Ne beneficerà una platea di 1,8 milioni nuclei familiari, quasi 5 milioni di persone in totale. 

Il reddito di cittadinanza potrà contare su un budget di 6,1 miliardi di euro nel 2019, di 7,7 nel 2020 e di 8 miliardi nel 2021. A regime dovrebbe costare ai contribuenti 7,8 miliardi di euro all’anno a partire dal 2022. Molto meno delle ipotesi da campagna elettorale. A marzo, facendo i conti in base alle proposte pentastellate, si stimava come minimo una spesa non inferiore ai 13 miliardi di euro all’anno.

Chi potrà incassare l’assegno?
Accedere al reddito di cittadinanza – pensione di cittadinanza per gli over 65 – non sarà semplice e non basterà essere senza lavoro per incassare il sussidio. Potranno far richiesta tutti i cittadini europei o con regolare permesso di soggiorno che siano residenti in Italia da 10 anni e continuativamente almeno da due. Sarà necessario avere un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 9.360 euro e un patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, inferiore a 30mila euro.

Per quanto riguarda il reddito cash, i beneficiari non devono superare i 6mila euro all’anno di entrate, ovvero 500 euro al mese. Questa è la soglia di riferimento per i nuclei famigliari composti da una sola persona. Il parametro si allarga leggermente all’aumentare delle persone che vivono sotto lo stesso tetto. Per esempio, per una famiglia composta da madre, padre e figlio 19enne bisogna essere sotto i 10.800 euro all’anno (900 euro al mese) per poter aspirare al sussidio.

Oltre ai requisiti reddituali e patrimoniali, resistono per ora stringenti motivi di esclusione che prevedono il rigetto automatico della richiesta. È fuori chi ha immatricolato un’automobile da 1.600 cc nei sei mesi precedenti la domanda di sussidio oppure chi abbia acquistato uno scooter da 250 cc addirittura nei due anni precedenti. Tra l’altro, nessuno degli aventi diritto può “essere intestatario di navi e imbarcazioni da diporto”. Ma non solo: sono esclusi anche coloro che sono disoccupati a seguito di dimissioni volontarie e senza giusta causa nei 12 mesi precedenti la domanda. Eliminati dall’elenco dei potenziali beneficiari anche i detenuti, “nonché coloro che sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello stato o di altra amministrazione pubblica”.

Quanto vale l’assegno?
La promessa era di dare 780 euro al mese, ma questo sarà realtà solo per pochissimi. Chi rientra nei vincoli potrà ottenere il contributo che sarà in ogni caso sempre e solo una forma di integrazione al reddito: servirà cioè a rimpolpare i ricavi di chi fa fatica. L’obiettivo è di portare tutti i residenti in Italia a guadagnare un minimo prestabilito e la soglia a cui si deve arrivare è la stessa che delimita l’accesso al reddito di cittadinanza. 

L’assegno aiuterà i single a raggiungere il minimo di 6mila euro all’anno (500 euro al mese), con il totale erogato che sarà via via più generoso in base all’ampiezza del nucleo famigliare. Il tetto massimo erogabile previsto è di 12.600 euro all’anno (1.050 al mese) che saranno destinati alle famiglie numerose (di minimo 4-5 componenti) che non possono contare su alcun ricavo mensile. Una ulteriore forma di integrazione è prevista per chi è vive in una casa in affitto: contributo previsto fino a 280 euro al mese. In caso di mutuo sottoscritto in passato si può aspirare ad un massimo di 150 euro mensili, almeno secondo le ultime bozze visionate.

Ma se fossero in troppi ad avere i requisiti per accedere al reddito di cittadinanza le cose potrebbero bruscamente cambiare. I vincoli di bilancio hanno imposto una sorta di clausola anti-sforamento e, stando a quando si legge nei testi provvisori, i beneficiari dovranno tagliarsi l’assegno mensile se ci si accorge che a fine anno i conti non tornano. Lo Stato non potrà metterci un euro in più. Per monitorare giorno dopo giorno i conti, l’Inps accantonerà per ogni domanda accettata la somma del reddito di cittadinanza annuale da erogare a ciascuna famiglia. Una volta raggiunto il limite di spesa preventivato – 6,1 miliardi nel 2019, 7,7 nel 2020 e 8 nel 2021 – l’istituto di previdenza comunicherà il presumibile sforamento al ministero del Lavoro che procederà in fretta alla “rimodulazione dell’ammontare” per far quadrare i conti.

Per quanto tempo si potrà avere l’assegno?
Chi lo conquisterà avrà il reddito di cittadinanza un mese dopo aver fatto la domanda. Il beneficio potrà essere erogato, secondo quanto filtra, per un massimo di 18 mesi continuativi. Certo, dovrebbe poter essere rinnovato previo pit stop tecnico di un mese, ma viene esclusa attraverso un intreccio di vincoli la possibilità che il sussidio possa essere incassato a vita. 

Le cose cambiano se nei 18 mesi di assegni qualche componente del nucleo familiare incomincia a lavorare. Se si tratta di lavoro dipendente – quindi, se un componente della famiglia viene assunto – il maggior reddito viene calcolato all’80% a partire dal mese successivo e a scalare fino a quando non rientra a pieno nell’Isee annuale dell’intero nucleo. Se si decide di mettere su una attività autonoma, invece, bisogna comunicare subito all’Inps la scelta. In questo caso, a titolo di incentivo il beneficiario continua a incassare il reddito di cittadinanza per i due mesi successivi e da lì in poi la sua condizione economica sarà valutata e aggiornata di trimestre in trimestre.

Qualora si decidesse di avviare un’attività imprenditoriale autonoma entro i primi 12 mesi di erogazione del reddito di cittadinanza, si legge in una delle ultime bozze in circolazione, “è riconosciuta in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità di reddito di cittadinanza, nei limiti di 780 euro mensili”.

Firmata a Bologna la prima carta dei diritti dei lavoratori digitali (foto: Riders Union Bologna)
Firmata a Bologna la prima carta dei diritti dei lavoratori digitali (foto: Riders Union Bologna)

Come si riceve il reddito di cittadinanza?
Le domande per l’erogazione dell’assegno dovranno essere inoltrate all’Inps, che entro cinque giorni lavorativi dovrà essere in grado di approvare o rigettare la domanda in base alla valutazione dell’Isee familiare. La somma verrà accreditata su una carta Rdc (acronimo di reddito di cittadinanza) che permetterà di saldare i conti come si fa con una normale carta bancomat. “Oltre al soddisfacimento delle esigenze previste per la carta acquisti – si legge in bozza – la carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo individuo”. Vietato – e c’era da aspettarselo – qualsiasi consumo di beni e servizi provenienti dal gioco d’azzardo.

Il patto per il lavoro e le pene per i furbetti
L’obiettivo sbandierato del reddito di cittadinanza è spingere chi deve aumentare le sue entrate a lavorare. E per questo tutti i componenti dei nuclei familiari che beneficeranno delle misure di integrazione al reddito dovranno firmare la “dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi”.

Oltre ad aggiornarsi e a essere a disposizione della collettività, chi riceverà il reddito di cittadinanza potrà rifiutare al massimo due offerte di lavoro. Ma attenzione. Nelle ultime bozze che sono circolate è previsto lo stop al reddito di cittadinanza se dopo un anno di assegni incassati si rifiuterà anche una sola offerta di lavoro definita “congrua”

I beneficiari dovranno accettare di sottoporsi anche a test psicoattitudinali e saranno chiamati a sostenere prove di selezione per potenziali lavori. Seguiranno corsi di formazione e di riqualificazione, oltre a seminari per incentivare l’auto-imprenditorialità. Tra gli altri impegni, dovranno dare la disponibilità a occuparsi di progetti utili alla collettività mettendo a disposizione un monte ore compatibile con le altre attività svolte. Maggiore sarà l’integrazione al reddito incassata e più tempo si lavorerà per il sociale. Sempre e in ogni caso, chi otterrà il reddito di cittadinanza dovrà iscriversi al “Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e consultare quotidianamente l’apposita piattaforma digitale dedicata”.

Produzione dell'acciaio (Getty Images)
Produzione dell’acciaio (Getty Images)

Fare i furbetti non conviene. Chi non firma il patto per il lavoro e l’inclusione sociale o non ne rispetta i vincoli vede decadere l’erogazione del reddito di cittadinanza, rischiando concretamente di dover restituire quando indebitamente incassato. Ma se si prova a ingannare chi controlla i requisiti di accesso le pene sono salate: sono previsti da uno a sei anni di reclusione per chi con dolo fornisce dati falsificati al fine di ottenere il reddito di cittadinanza senza averne i requisiti. Falsificare i dati per l’accesso al reddito di cittadinanza viene di fatto equiparato alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e prevede una pena da 2 a 7 anni. 

Il ruolo attivo: i navigator e i centri per l’impiego
Nelle bozze del decreto sul reddito di cittadinanza vengono stanziati – per il 2019 e il 2020 – 250 milioni di euro per l’assunzione (a tempo determinato) di “professionalità necessarie ad organizzare l’avvio del reddito di cittadinanza, con il compito di seguire personalmente il beneficiario nella ricerca del lavoro, nella formazione e nel reinserimento professionale”. Sono i cosiddetti navigator: aiuteranno i beneficiari di reddito di cittadinanza a districarsi nel mondo degli annunci e a fare la spola con i centri per l’impiego.

Questi ultimi saranno parte attiva nella ricerca di lavoro perché – nelle intenzioni del legislatore – dovranno essere in grado di far incontrare domanda-offerta, fornendo le giuste dritte per chi è alla ricerca di occupazione. Per il potenziamento dei centri per l’impiego, che in Italia esistono da anni senza grande fortuna, è stato stanziato in legge di bilancio un miliardo di euro, che dovrebbe servire anche ad assumere circa 4mila persone.

Bus gratis e decontribuzione
Nelle ultime bozze circolate sono previste, infine, anche “misure non monetarie ad integrazione del reddito di cittadinanza, quali misure  agevolative per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute”. E non solo. Per viva voce del vicepresidente e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sono stati confermati anche gli incentivi per le imprese che assumono beneficiari di reddito di cittadinanza: sono previsti fino a 18 mesi di decontribuzione, per un importo massimo di 780 euro mensili. L’incentivo fiscale scatta subito e viene determinato in base alla differenza tra le 18 mensilità di reddito di cittadinanza alle quali ha diritto un assegnatario e quanto già incassato dal nucleo familiare beneficiario.

Funziona così: se una persona accede al reddito di cittadinanza a giugno 2019 può contare sul sussidio per 18 mesi, quindi fino a dicembre 2020. Se questa persona viene assunta, per esempio, a luglio 2019 l’azienda che le dà lavoro può contare su una decontribuzione pari al reddito di cittadinanza che sarebbe dovuto essere stato erogato al beneficiario fino alla naturale scadenza, ovvero nel nostro caso dicembre 2020 (per 17 mesi). Se una persona con il reddito di cittadinanza viene invece assunta dopo un corso di formazione organizzato da un centro specializzato la decontribuzione viene divisa a metà, secondo lo stesso schema, tra ente di formazione e azienda. Ma la sostanza non cambia: prima si assume chi gode del sussidio e più a lungo un’impresa può pagar meno contributi.

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