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Astro Boy: 5 cose da sapere

1. L’ispirazione e le influenze
2. Tante versioni, un solo Astro Boy
3. Un passato dark, un futuro edulcorato
4. I sette poteri di Astro Boy
5. Il padre dei manga

Il manga più famoso di tutti i tempi, Astro Boy, debuttò nel 1952 in Giappone firmato dal maestro Osamu Tezuka, e una delle numerose trasposizioni animati di cui fu oggetto debuttò negli Stati Uniti il 17 gennaio 2004, pochi mesi dopo l’esordio in patria datato 7 aprile 2003. Era questa la data di nascita fittizia creata mezzo secolo prima da Tezuka per il personaggio del bambino robot che con le sue avventure, il suo aspetto e la sua personalità influenzò più di qualsiasi altro l’animazione orientale e occidentale (tanto che Walt Disney, incontrato nel 1964, ammise con l’autore giapponese di “voler fare qualcosa il più simile possibile”). In Italia, la versione più popolare di Astro Boy è quella del 1980, andata in onda per la prima volta nel 1982 su Rai 1, con un solo anno e mezzo di ritardo rispetto al broadcasting originale. Ecco cos’altro sapere su questo personaggio dei manga e degli anime seminale.

1. L’ispirazione e le influenze

Osamu Tezuka creò il personaggio del bambino robot come comparsa di un suo manga precedente (Captain Atom) nel 1951, per poi riprenderlo e dedicargli un fumetto tutto suo tra il 1952 e il 1968. Tezuka si rifece all’Occidente, in particolare a Mickey Mouse, basti pensare che le orecchie di Topolino sono evocate nella forma dei capelli di Astro Boy così come i grandi occhi – inoltre, il primo adattamento per la tv si intitolava Mighty Atom, da Mighty Mouse –  ma in generale l’ispirazione, dichiarata, è quella di Pinocchio: lo scienziato Tenma, dopo a morte in un incidente del figlio Tobio, ricrea una copia androide per sostituirlo, scanso poi rendersi conto che il robottino non sarà mai un degno sostituto (nella versione originale vede Astro Boy prediligere le forme geometriche a quelle floreali predilette da Tobio e comincia a detestare l’automa). Come Peter Pan, anche Astro Boy non può crescere, altro elemento che spingerà Tenma a ripudiare la sua creazione come l’egoista Dr. Frankenstein.

2. Tante versioni, un solo Astro Boy


Astro Boy nasce come manga nel 1952, sulle pagine di una collana sussidiaria della casa editrice Kodansha, con enorme successo (arriverà a superare i cento milioni di copie e a guadagnarsi un posto nella top 50 dei migliori personaggi dei fumetto del magazine Empire). Divenne un fenomeno popolarculturale, tanto che nel 1959 debuttava in televisione il primo adattamento, un live action abbastanza trash seguito dalla serie animata in bianco e nero – di immane successo – composta di 193 episodi. Nel 2003 viene realizzata un’edizione pensata appositamente per essere apprezzata oltreoceano e un film coprodotto con Sony nel 2003 prodotto interamente in Cgi. Tuttavia, il cartone più famoso è quello del 1980 a colori in 52 episodi famosissimo anche in Italia grazie al passaggio sulle reti nazionali, da non scambiare (per anni, nell’era pre internet, c’è stata confusione) con Capitan Jet (nota anche semplicemente, come Mars), di tre anni precedenti, opera nella quale Tezuka mette al centro dell’attenzione un prototipo dell’Astro Boy del 1980 che gli somiglia moltissimo anche esteticamente.

3. Un passato dark, un futuro edulcorato


Quella che chiunque appartenga alle generazioni cresciute negli anni 80 a pane e cartoni conosce, la storia raccontata nel cartone animato prodotto tra il 1980 e il 1981, è una versione edulcorata dell’originale, tanto crudele che (un po’ come le favole tedesche dei Fratelli Grimm) si è sentita la necessità di addolcirla. Nella più popolare e amata versione, lo scienziato Tenma ambisce a creare un robot dai sentimenti umani e, quando il figlio muore, gli fa promettere di amarlo quanto amava lui; tutto va bene finché il governo chiede di smantellare Astro boy perché troppo forte e pericoloso. Seguono ira, ripudio e repentino pentimento di Tenma con successivo lieto fine per tutti.

Nella prima versione di Tezuka, Astro Boy è il paladino di tutti i bimbi orfani di guerra (non era lontano lo spettro della Seconda guerra mondiale): originariamente il ragazzino, dopo il rigetto, viene venduto a un circo di robot, maltrattato e costretto a combattere fino a che un altro scienziato non ne intende le potenzialità (Astro Boy è armato come un cacciabombardiere). Un tono piuttosto duro si riflette anche nelle sue missioni, tanto che alcuni episodi dell’adattamento anni Sessanta furono omessi negli Stati Uniti: tra questi, quello in cui Astro Boy va nel passato per impedire agli americani di bombardare un villaggio di vietnamiti indifesi.

4. I sette poteri di Astro Boy


Sebbene l’idea originale dello scienziato Tenma era di creare un robot a immagine e somiglianza del figlio, le manie di onnipotenza da dr Frankenstein non possono esimerlo – nel manga come nei vari adattamenti – di attrezzare un androide con l’aspetto di un bambino alto 135 cm per 30 kg di un arsenale bellico da guerra nucleare. Sette i poteri principali di Astro Boy, che va a energia nucleare (ne film trasformata nella fantomatica energia eco detta nucleo blu positivo) e ha una potenza equivalente a un motore da 100mila cavalli (poi diventati un milione). Atom può volare a Mach 5 (Mach 20 nello spazio) grazie a razzi negli arti; ha un udito mille volte più acuto degli umani e sa parlare 60 lingue (poi aumentate a 150 con incluso un traduttore simultaneo), e i suoi occhi possono piangere grazie a un condensatore.

Armato fino ai denti, ha pelle antiproiettile in kevlar, cannoni e pistole laser in braccia e dita, e un mitragliatore posteriore (ahah). Ha un cervello elettronico (all’inizio inserito nella testa, poi, nel cartone del 1980, più saggiamente, nel petto) che negli anni Sessanta aveva una memoria variabile tra i 197 Gb e i due Tb e successivamente diventò un cervello “in grado di distinguere i buoni dai cattivi”. Nella versione del 2003 diventa un’intelligenza artificiale nella quali sono stati trapiantati i ricordi del figlio di Tenma, mentre nel film del 2009 include anche il Dna del bambino.

5. Il padre dei manga


Astro Boy fu tanto popolare che il cartone animato prodotto negli anni Sessanta fu visto dal 40% della popolazione giapponese – un successo senza precedenti – e influenzò indelebilmente l’animazione nipponica a venire, tanto da poter affermare che non c’è un elemento cardine degli anime non attribuibile all’opera di Tezuka. A partire dall’aspetto, quegli occhi giganti che Tezuka prese da Topolino e che sono stati adottati dalla stragrande maggioranza dei character design nipponici, per non parlare, tanto per citarne un altro, dell’insopprimibile angst giovanile che permea le personalità dei teenager nei cartoni (e non solo), direttamente mutuata del patemi di Atom, angosciato da dubbi esistenziali circa la propria identità, il proprio ruolo nel mondo e le angherie subite dagli adulti.

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